12° Premio “Renato Benedetto Fabrizi” conferito al “Centro Studi Joyce Lussu”

Il 25 Settembre 2016 il Comitato ANPI della sezione di Osimo (AN) ha conferito al “Centro Studi Joyce Lussu” il 12° Premio “Renato Benedetto Fabrizi”: “per aver compiuto uno straordinario lavoro di divulgazione e sensibilizzazione verso le tematiche femminili nel ricordo delle opere di una grande donna partigiana” che nell’arco di tutta la sua vita si è impegnata in difesa dei più deboli, dell’ambiente e della pace.

Motivazione del 12° Premio Renato Benedetto Fabrizi conferito al Centro Studi Joyce Lussu
Motivazione del 12° Premio Renato Benedetto Fabrizi conferito al Centro Studi Joyce Lussu
Membri del Direttivo del Centro Studi Joyce Lussu
Membri del Direttivo del Centro Studi Joyce Lussu
Targa 12° Premio Renato Benedetto Fabrizi
Targa 12° Premio Renato Benedetto Fabrizi

 

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Premiazione documentario “Il lungo viaggio di Joyce Lussu”

Fonte: La Nuova Riviera

SAN BENEDETTO DEL TRONTO • Dopo l’inaugurazione alla XXI Triennale di Milano e la sinergia con Cinemadamare che ha visto arrivare nella nostra città cento giovani filmakers provenienti da diverse parti del mondo per realizzare corti sul Piceno, entra nel vivo la 23^edizione della Rassegna del Documentario Premio ‘Libero Bizzarri’. La manifestazione quest’anno ha come filo conduttore il tema “Medi(con)terraneo: riflessioni di culture in movimento’, dove il Mediterraneo è inteso come luogo di approdi e partenze, nonché punto di connessione fra rappresentanti di culture diverse che possono interagire anche all’interno di una “città-porto” come San Benedetto del Tronto.

Il programma della settimana dal 9 al 16 luglio si svilupperà all’interno della Palazzina Azzurra dove, ad aprire ogni serata del Festival, sarà “Stile Libero. Omaggio a Libero Bizzarri”, retrospettiva dedicata al regista italiano a trent’anni dalla sua scomparsa, seguita dalla proiezione dei documentari inerenti il concorso ItaliaCortoDoc. Gli eventi di sabato 9 luglio inizieranno alle ore 21 con ‘Flamenco: il ritmo del Mediterraneo’, sequenze tratte dai film Flamenco (1995) e Flamenco (2010) di Carlos Saura, ed un videomessaggio del regista Giuliano Montaldo, guest director del Premio Bizzarri 2016 e presidente di giuria delle sezioni Italia Doc e ItaliaCortoDoc. Seguiranno le proiezioni con relative premiazioni dei Corti dal Piceno, girati dai filmakers di Cinemadamare nel nostro territorio. La serata sarà condotta da Franco Rina, giornalista di La7 e direttore di Cinemadamare.

“Abbiamo stretto accordi con scuole di cinema internazionale che hanno alimentato la nostra banca di vernissage e tirocini. Siamo riusciti ad ottenere un corso Master di due anni all’interno della facoltà sperimentale di cinematografia di queste scuole, i cui posti studio saranno attribuiti ai migliori trentasette filmakers che verranno scelti nella selezione finale.”,informa Franco Rina.

Ci saranno due incontri denominati “AperitivoInDoc”: domenica 10 luglio alle 19:00, a cura di Andrea Fioravanti, con protagonista lo scrittore e regista Italo Moscati che presenterà il suo libro “Fellini&Fellini. L’inquilino di Cinecittà”; venerdì 15 luglio alle 19:00, “Inventario delle cose certe”, incontro con la poesia di Joyce Lussu a cura di Alfredo Luzi (Università di Macerata) con letture di Flavia Mandrelli. Grande attesa anche per la premiazione dei documentari ItaliaDoc: venerdì 15 luglio verrà premiato nella sezione ItaliaDoc Poesia “La mia casa e i miei coinquilini. Il lungo viaggio di Joyce Lussu” di Marcella Piccinini; sabato 16 luglio riceverà il Premio ItaliaDoc Arte “Andrea Pazienza. Fino all’estremo” di Paolo Caredda nel 60° dalla nascita del geniale artista Andrea Pazienza; mercoledì 27 luglio sarà la volta del Premio ItaliaDoc Medi(con)terraneo attribuito a ‘Fuocoammare’ diretto da Gianfranco Rosi nel 2016 e premiato nello stesso anno con l’Orso d’oro per il miglior film al Festival di Berlino. La proiezione del film, prevista al Circolo Nautico, è realizzata in collaborazione con il GUS-Gruppo Umana Solidarietà.

Numerosi gli eventi che caratterizzano la 23^edizione del Premio Bizzarri, tra cui la serata omaggio a Giuliano Montaldo (domenica 10 luglio) condotta da Italo Moscati, con la proiezione del film “Sacco e Vanzetti”(1971) , vicenda realmente accaduta ai due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, interpretati da Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla, emigrati negli Stati Uniti nei primi del Novecento e condannati ingiustamente. Lunedì 11 luglio è previsto l’interessante incontro “La graine et le mulet – Scambi tra mare e terra” con Antonio Attorre, presidente onorario di Slow Food Marche. In programma anche sequenze tratte da Italianamerica di Martin Scorsese, Mediterraneo di Gabriele Salvatores, Contadini del mare di Vittorio De Seta, La vita agra di Carlo Lizzani. Nella serata di martedì 12 luglio il Premio Bizzarri si “sposta” al Circolo Nautico dove avrà luogo l’incontro con il filosofo, politico e accademico italiano Massimo Cacciari, nell’ambito della settima edizione del Festival “Piceno d’Autore” organizzato dall’Associazione “I luoghi della scrittura” presieduta da Mimmo Minuto. La sinergia instaurata dal “Bizzarri” con Piceno d’Autore prosegue anche nella settimana dal 18 al 24 luglio, durante la quale la Fondazione Bizzarri proietterà i documentari “Visioni Medi(con)terranee” all’interno del Festival Piceno d’Autore quest’anno dedicato al tema “L’uomo, il sacro, il divino”.

Mercoledì 13 luglio è previsto un incontro con il regista Silvano Agosti e la proiezione de “Il fascino dell’impossibile”, documentario girato all’interno dell’Oasi, struttura ospedaliera specializzata nella ricerca sul ritardo mentale e centro di ospitalità e terapia riservato ai disabili. Spazio a “Il Mediterraneo e la Macroregione Adriatico-Ionica”, giovedì 14 luglio, riflessioni sul ruolo fondamentale e strategico della Macroregione Adriatico Ionica per la realizzazione di progetti culturali grazie all’attivazione dei Fondi Europei 2014-2020 disponibili. La serata di sabato 16 luglio è dedicata alle premiazioni dei documentari in concorso, ed include anche l’omaggio all’artista torinese Ugo Nespolo, autore dell’immagine della 23^edizione della Rassegna e del cortometraggio ‘Shades on the couch’; la presentazione del libro ‘Il giorno dopo’ di Andrea Iacomini, portavoce Nazionale Unicef Italia, realizzata in collaborazione con il Comitato Unicef Ascoli Piceno.

La sessione estiva del ‘Bizzarri’ si concluderà, il 15 agosto in Piazza Nardone, con la proiezione in anteprima del documentario ‘La Porta Santa della Misericordia di Paolo Annibali’, realizzato con la regia di Enrico Melonari e la Produzione della Fondazione Bizzarri. Il Festival tornerà nel periodo autunnale, il 27 e 28 ottobre al Teatro Concordia, con la premiazione dei concorsi PiowebClipContest, DocCinemAutismo, MediaEducazione.

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APERITIVOinDOC

Venerdì 15 Luglio presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto

Rassegna del documentario PREMIO LIBERO BIZZARRRI 2016

APERITIVOinDOC

INVENTARIO DELLE COSE CERTE

Incontro con la poesia di Joyce Lussu

a cura di Alfredo Luzi (Università di Macerata)Letture a cura di Flavia Mandrelli

PREMIO ITALIADOC

«MIGLIOR SOGGETTO»

LA MIA CASA E I MIEI COINQUILINI.

IL LUNGO VIAGGIO DI JOYCE LUSSU 59’

di Marcella Piccinini

Il lungo viaggio di Joyce Lussu tra fronti e frontiere, tra l’antifascismo militante e la lotta anticolonialista, attraverso suggestivi materiali d’archivio.

Incontro con Marcella Piccinini

Serata condotta da Andrea Fioravanti

Gli amici, i conoscenti e gli estimatori di Joyce sono invitati a partecipare.

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La poesia e la passione civile di Joyce Lussu. Nel film di Piccinini premiato a Bellaria

 

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«La sincerità della sua scrittura è la prima cosa che mi colpito di Joyce Lussu. Mi ha affascinato il suo modo di essere e rimanere donna, l’ aver conservato la sua femminilità, anche nelle situazioni più disperate» racconta la regista Marcella Piccinini, premiata al Bellaria Film festival per il suo intenso docufilm, La mia casa e i miei coinquilini (Il lungo viaggio di Joyce Lussu), dedicato alla scrittrice, poeta e partigiana, che fu la compagna di Emilio Lussu.
«Ad affascinarmi  poi è stata anche la sua indipendenza da tutto, da gruppi politici, femministi, e il suo voler cercare a tutti costi una propria identità staccata dalla figura del marito Emilio, pur amandolo molto. E ancora – aggiunge la regista – il suo mettersi in gioco seguendo degli ideali, spesso senza neppure preventivarne i rischi; essere lei artefice della sua vita non facendosi condizionare da quello che le accadeva intorno e intervenendo in molti casi anche nella vita degli altri».

Un aspetto forse meno noto del lavoro culturale di Joyce Lussu  fu quello di traduttrice, sensibile e creativa, come dimostrano le sue traduzioni delle poesie di Hikmet di cui seppe cogliere il senso  più profondo, ricreandolo in italiano, nonostante non avesse studiato veramente il turco.  ( Da leggere in proposito Il turco in Italia di Joyce Lussu edito da l’Asino d’oro).

«Riguardo al suo lavoro di traduttrice – commenta Piccinini – mi è piaciuto il suo scoprire quelli che lei definiva “poeti rivoluzionari”: che usavano la poesia per cambiare le cose, che scrivevano una poesia sincera che arrivasse direttamente al cuore. Lei si immergeva nella vita dei poeti, nei loro mondi, nella loro cultura per capirne la profondità e poterli successivamente tradurli».  Joyce Lussu lo spiegava così: «Perché io credo che tradurre un poeta non è un’operazione tecnica e filologica, non basta un dizionario e una sintassi. Hikmet mi diceva: adopera soltanto parole concrete, non ambigue, quelle che si usano tutti i giorni e capirebbe anche un contadino analfabeta».

Centrale nel film è anche  e soprattutto l’opera poetica di Joyce Lussu. «Purtroppo le sue poesie non sono così conosciute come meriterebbero, io le trovo veramente incredibili, per questo ho fatto molta fatica a selezionarle per il documentario, non potendole includere tutte». Ed è stato un lavoro di elaborazione lungo e importante quello che Marcella Piccinini ha fatto prima di girare questo film a cui ha lavorato cinque anni. «Ho iniziato facendo moltissime interviste, in Italia e all’ estero. Nel frattempo pensavo continuamente alla struttura- racconta -.Essendoci  poca documentazione, soprattutto visiva, poco materiale di repertorio di prima mano su Joyce, e sentendo moltissimo l’ atmosfera che circola nei suoi libri, ho iniziato a pensare per l’appunto ad una struttura che privilegiasse la ricostruzione di quell’atmosfera: la vita di ogni giorno, i sentimenti, ma anche gli oggetti».

Il film è composto in parte da filmati d’epoca, per scovarle Marcella Piccinini ha fatto lunghissime ricerche in Italia e all’estero, soprattutto in Francia. «Ho aggiunto anche mie ricostruzioni tramite fotografie (il periodo parigino) o in pellicola in vari formati, per ridare il senso dell’ epoca anche attraverso i materiali e le tecniche usate. I formati sono il super otto, l’ otto millimetri , il 35mm, il 16mm. Credo che la pellicola mi abbia aiutato moltissimo anche mentalmente a organizzare il film, anche se girare in pellicola è stato molto faticoso, oltre che costoso». La regista è riuscita a raccontare  qualcosa di  molto intimo e personale di  Joyce anche filmando le sue case in Sardegna e nelle Marche.  «Mi hanno molto aiutato – dice –  sono case vive che rispecchiano la sua personalità, i famigliari mi hanno dato l’ opportunità di abitarle per dei periodi, di mangiare con loro e quindi viverle e respirarle. Mi sono sentita a casa e si è stabilito un legame molto forte, che mi ha permesso poi di fare questo film, di immaginare per esempio gli ultimi anni di Joyce nella casa delle Marche».

Altrettanto importante è stato  seguire le tracce di Joyce nei suoi viaggi, «ripercorrere i suoi stessi tragitti, usare nei limiti del possibile gli stessi mezzi che lei probabilmente usò. In Turchia ho ripreso il viaggio in autobus in super otto, poi con il direttore della fotografia abbiamo ripreso le coste turche da un caicco».  E ora ci auguriamo da spettatori che il premio a Bellaria dia visibilità a questa strardinaria opera. Perché« il film non può ancora circolare ovunque perché mancano ancora dei soldi per poter pagare completamente i diritti dei video degli archivi. Questo vuol dire – conclude la regista –  che può essere proiettato solo nei festival, purtroppo».

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Le vie delle donne

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Le vie e le piazze che ogni giorno nominiamo, leggiamo e attraverso cui passiamo o dove viviamo e lavoriamo sono intitolate a figure che si sono distinte per merito, lasciando un indelebile segno nella storia, anche solo della propria zona, oppure che hanno contribuito in qualche modo alla crescita e al prestigio del luogo che gli ha attribuito onore. Nella stragrande maggioranza dei casi la toponomastica italiana, e dunque anche quella marchigiana, ha da sempre messo in luce personaggi maschili.

Alla luce di ciò, l’Osservatorio di Genere ha lanciato a dicembre 2015 l’iniziativa social #leviedelledonnemarchigiane per provare a colmare questa mancanza di riconoscimento pubblico dell’impegno e delle capacità femminili della nostra regione.

#leviedelledonnemarchigiane si è ispirato ad una proposta lanciata nel 2014 dall’Istituto Catalano delle Donne: tramite il quotidiano Lavanguardia (o tramite twitter con l’hashtag #calledemujer) la popolazione di Barcellona è stata chiamata a dare un nome femminile agli spazi urbani.

 

Abbiamo chiesto di scrivere nei propri profili facebook , twitter e instagram il nome della donna marchigiana a cui si sarebbe voluta intitolare una via o una piazza, seguito dall’hashtag  #leviedelledonnemarchigiane .

 

Hanno partecipato oltre 400 persone, votando 47 donne diverse, tutte marchigiane o naturalizzate marchigiane, tutte da ricordare per essersi distinte in campi diversi, alcune molto note, altre quasi sconosciute ai più, ma sicuramente degne di valorizzazione e di lasciare traccia nella nostra memoria storica.

Leggere i loro nomi ha fatto nascere il desiderio di conoscerle e farle conoscere meglio, per valorizzare le loro figure, ma anche il nostro territorio, che ne trae un’indubbia forza e arricchisce di nuove connotazioni la nostra identità.

Alcune delle donne proposte hanno ricevuto molti voti, in qualche caso frutto di una sorta di mobilitazione locale, sviluppatasi sempre attraverso social network, con un crescente passaparola. Altri nominativi sono stati citati in modo esclusivo, col vantaggio di rendere note storie di donne ingiustamente nell’ombra.

 

Data la grande risposta ricevuta, è stato possibile passare alla seconda fase del progetto, una conseguenza naturale e quasi dovuta all’entusiasmo di tanti partecipanti: la pubblicazione di un volume che raccoglierà le biografie delle 47 donne, che sarà realizzato con la curatela dell’Osservatorio di Genere e diversi contributi di socie e studiose. Il lavoro potrà essere preso come un modello a cui ispirarsi da parte di quelle amministrazioni che vorranno impegnarsi a dedicare i futuri spazi del proprio territorio a personaggi locali femminili.

 

L’iniziativa ha potuto contare sulla preziosa collaborazione dell’associazione nazionale di Toponomastica Femminile.

 

La proposta ha avuto inoltre il patrocinio tanto del Comune di Macerata che del suo Consiglio delle Donne e prevede due eventi, il primo dei quali ha già avuto luogo:

Evento 1. Presentazione a Macerata in occasione della Giornata Internazionale della Donna – 8 marzo 2016 – dell’iniziativa #leviedelledonnemarchigiane. Durante questo evento si è dato risalto alla modalità attuativa, alla finalità, alle biografie emerse e agli sviluppi futuri.

Evento 2. Organizzare per il 25 novembre 2016 la presentazione pubblica del volume #leviedelledonnemarchigiane allo scopo di restituire i risultati dell’iniziativa social raccontando le storie di tutte le 47 donne che sono state segnalate tra dicembre 2015 e gennaio 2016. Il volume, che racchiuderà le biografie e, laddove possibile, le foto delle donne menzionate, sarà un lavoro collettivo. I profili e le storie saranno scritte da studiose e socie dell’OdG che già durante la nostra iniziativa hanno partecipato con grande entusiasmo, aiutandoci nell’opera di condivisione e di promozione sui social network.

 

L’edizione del volume sarà finanziata con un crowdfunding autonomo, gestito dall’Osservatorio di Genere, ovvero un sistema di microfinanziamento dal basso. Grazie al contributo di chi vorrà sostenere l’iniziativa, sarà possibile realizzarla.

 

Adotteremo un sistema di crowdfunding che prevede per gli investitori una ricompensa commisurata al contributo che vorrà donare. Abbiamo pensato a quattro soglie di contributo, accessibili a tutte le possibilità:

 

– 3 euro : verrai ringraziato nella pagina facebook e nel canale twitter dell’osservatorio di genere e nella pagina facebook de #leviedelledonnemarchigiane, oltre che nel sito www.osservatoriodigenere.com alla fine della raccolta

– 5 euro: alla ricompensa già indicata alla soglia dei 3 euro, si aggiungono i ringraziamenti all’interno della pubblicazione.

– 10 euro : ringraziamenti su sito e social network + 1 copia del libro

– Da 20 euro in su: ringraziamenti + copia del libro + tessera annuale dell’Osservatorio di Genere

La raccolta fondi, che partirà l’8 marzo, si protrarrà fino al 30 giugno 2016, dopo di che, cominceranno i lavori di stesura del libro.

 

Come donare:

– bonifico intestato a: Osservatorio di Genere Banca Prossima, IBAN: IT55 G033 5901 6001 0000 0017 941

BIC: BCITITMX

– Paypal: odg@osservatoriodigenere.com o attraverso il modulo presente nel riquadro qui in alto a destra, se ci si connette da pc o notebook o in fondo alla pagina, se ci si connette con smartphone o altro dispositivo mobile, cliccando sul pulsante giallo “donazione”

– Direttamente ad una delle responsabili dell’Osservatorio di Genere

per contatti: info@osservatoriodigenere.com

 

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Ricordiamo a chi donerà dai 10€ in su con bonifico o paypal che è necessario comunicare i propri dati per ricevere poi la copia omaggio del libro: info@osservatoriodigenere.com

 

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E’ possibile seguire gli sviluppi dell’iniziatia anche nell’apposita pagina facebook: Le vie delle donne marchigiane

Articolo tratto dal sito www.osservatoridigenere.com

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