La poesia e la passione civile di Joyce Lussu. Nel film di Piccinini premiato a Bellaria

 

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«La sincerità della sua scrittura è la prima cosa che mi colpito di Joyce Lussu. Mi ha affascinato il suo modo di essere e rimanere donna, l’ aver conservato la sua femminilità, anche nelle situazioni più disperate» racconta la regista Marcella Piccinini, premiata al Bellaria Film festival per il suo intenso docufilm, La mia casa e i miei coinquilini (Il lungo viaggio di Joyce Lussu), dedicato alla scrittrice, poeta e partigiana, che fu la compagna di Emilio Lussu.
«Ad affascinarmi  poi è stata anche la sua indipendenza da tutto, da gruppi politici, femministi, e il suo voler cercare a tutti costi una propria identità staccata dalla figura del marito Emilio, pur amandolo molto. E ancora – aggiunge la regista – il suo mettersi in gioco seguendo degli ideali, spesso senza neppure preventivarne i rischi; essere lei artefice della sua vita non facendosi condizionare da quello che le accadeva intorno e intervenendo in molti casi anche nella vita degli altri».

Un aspetto forse meno noto del lavoro culturale di Joyce Lussu  fu quello di traduttrice, sensibile e creativa, come dimostrano le sue traduzioni delle poesie di Hikmet di cui seppe cogliere il senso  più profondo, ricreandolo in italiano, nonostante non avesse studiato veramente il turco.  ( Da leggere in proposito Il turco in Italia di Joyce Lussu edito da l’Asino d’oro).

«Riguardo al suo lavoro di traduttrice – commenta Piccinini – mi è piaciuto il suo scoprire quelli che lei definiva “poeti rivoluzionari”: che usavano la poesia per cambiare le cose, che scrivevano una poesia sincera che arrivasse direttamente al cuore. Lei si immergeva nella vita dei poeti, nei loro mondi, nella loro cultura per capirne la profondità e poterli successivamente tradurli».  Joyce Lussu lo spiegava così: «Perché io credo che tradurre un poeta non è un’operazione tecnica e filologica, non basta un dizionario e una sintassi. Hikmet mi diceva: adopera soltanto parole concrete, non ambigue, quelle che si usano tutti i giorni e capirebbe anche un contadino analfabeta».

Centrale nel film è anche  e soprattutto l’opera poetica di Joyce Lussu. «Purtroppo le sue poesie non sono così conosciute come meriterebbero, io le trovo veramente incredibili, per questo ho fatto molta fatica a selezionarle per il documentario, non potendole includere tutte». Ed è stato un lavoro di elaborazione lungo e importante quello che Marcella Piccinini ha fatto prima di girare questo film a cui ha lavorato cinque anni. «Ho iniziato facendo moltissime interviste, in Italia e all’ estero. Nel frattempo pensavo continuamente alla struttura- racconta -.Essendoci  poca documentazione, soprattutto visiva, poco materiale di repertorio di prima mano su Joyce, e sentendo moltissimo l’ atmosfera che circola nei suoi libri, ho iniziato a pensare per l’appunto ad una struttura che privilegiasse la ricostruzione di quell’atmosfera: la vita di ogni giorno, i sentimenti, ma anche gli oggetti».

Il film è composto in parte da filmati d’epoca, per scovarle Marcella Piccinini ha fatto lunghissime ricerche in Italia e all’estero, soprattutto in Francia. «Ho aggiunto anche mie ricostruzioni tramite fotografie (il periodo parigino) o in pellicola in vari formati, per ridare il senso dell’ epoca anche attraverso i materiali e le tecniche usate. I formati sono il super otto, l’ otto millimetri , il 35mm, il 16mm. Credo che la pellicola mi abbia aiutato moltissimo anche mentalmente a organizzare il film, anche se girare in pellicola è stato molto faticoso, oltre che costoso». La regista è riuscita a raccontare  qualcosa di  molto intimo e personale di  Joyce anche filmando le sue case in Sardegna e nelle Marche.  «Mi hanno molto aiutato – dice –  sono case vive che rispecchiano la sua personalità, i famigliari mi hanno dato l’ opportunità di abitarle per dei periodi, di mangiare con loro e quindi viverle e respirarle. Mi sono sentita a casa e si è stabilito un legame molto forte, che mi ha permesso poi di fare questo film, di immaginare per esempio gli ultimi anni di Joyce nella casa delle Marche».

Altrettanto importante è stato  seguire le tracce di Joyce nei suoi viaggi, «ripercorrere i suoi stessi tragitti, usare nei limiti del possibile gli stessi mezzi che lei probabilmente usò. In Turchia ho ripreso il viaggio in autobus in super otto, poi con il direttore della fotografia abbiamo ripreso le coste turche da un caicco».  E ora ci auguriamo da spettatori che il premio a Bellaria dia visibilità a questa strardinaria opera. Perché« il film non può ancora circolare ovunque perché mancano ancora dei soldi per poter pagare completamente i diritti dei video degli archivi. Questo vuol dire – conclude la regista –  che può essere proiettato solo nei festival, purtroppo».

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Le vie delle donne

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Le vie e le piazze che ogni giorno nominiamo, leggiamo e attraverso cui passiamo o dove viviamo e lavoriamo sono intitolate a figure che si sono distinte per merito, lasciando un indelebile segno nella storia, anche solo della propria zona, oppure che hanno contribuito in qualche modo alla crescita e al prestigio del luogo che gli ha attribuito onore. Nella stragrande maggioranza dei casi la toponomastica italiana, e dunque anche quella marchigiana, ha da sempre messo in luce personaggi maschili.

Alla luce di ciò, l’Osservatorio di Genere ha lanciato a dicembre 2015 l’iniziativa social #leviedelledonnemarchigiane per provare a colmare questa mancanza di riconoscimento pubblico dell’impegno e delle capacità femminili della nostra regione.

#leviedelledonnemarchigiane si è ispirato ad una proposta lanciata nel 2014 dall’Istituto Catalano delle Donne: tramite il quotidiano Lavanguardia (o tramite twitter con l’hashtag #calledemujer) la popolazione di Barcellona è stata chiamata a dare un nome femminile agli spazi urbani.

 

Abbiamo chiesto di scrivere nei propri profili facebook , twitter e instagram il nome della donna marchigiana a cui si sarebbe voluta intitolare una via o una piazza, seguito dall’hashtag  #leviedelledonnemarchigiane .

 

Hanno partecipato oltre 400 persone, votando 47 donne diverse, tutte marchigiane o naturalizzate marchigiane, tutte da ricordare per essersi distinte in campi diversi, alcune molto note, altre quasi sconosciute ai più, ma sicuramente degne di valorizzazione e di lasciare traccia nella nostra memoria storica.

Leggere i loro nomi ha fatto nascere il desiderio di conoscerle e farle conoscere meglio, per valorizzare le loro figure, ma anche il nostro territorio, che ne trae un’indubbia forza e arricchisce di nuove connotazioni la nostra identità.

Alcune delle donne proposte hanno ricevuto molti voti, in qualche caso frutto di una sorta di mobilitazione locale, sviluppatasi sempre attraverso social network, con un crescente passaparola. Altri nominativi sono stati citati in modo esclusivo, col vantaggio di rendere note storie di donne ingiustamente nell’ombra.

 

Data la grande risposta ricevuta, è stato possibile passare alla seconda fase del progetto, una conseguenza naturale e quasi dovuta all’entusiasmo di tanti partecipanti: la pubblicazione di un volume che raccoglierà le biografie delle 47 donne, che sarà realizzato con la curatela dell’Osservatorio di Genere e diversi contributi di socie e studiose. Il lavoro potrà essere preso come un modello a cui ispirarsi da parte di quelle amministrazioni che vorranno impegnarsi a dedicare i futuri spazi del proprio territorio a personaggi locali femminili.

 

L’iniziativa ha potuto contare sulla preziosa collaborazione dell’associazione nazionale di Toponomastica Femminile.

 

La proposta ha avuto inoltre il patrocinio tanto del Comune di Macerata che del suo Consiglio delle Donne e prevede due eventi, il primo dei quali ha già avuto luogo:

Evento 1. Presentazione a Macerata in occasione della Giornata Internazionale della Donna – 8 marzo 2016 – dell’iniziativa #leviedelledonnemarchigiane. Durante questo evento si è dato risalto alla modalità attuativa, alla finalità, alle biografie emerse e agli sviluppi futuri.

Evento 2. Organizzare per il 25 novembre 2016 la presentazione pubblica del volume #leviedelledonnemarchigiane allo scopo di restituire i risultati dell’iniziativa social raccontando le storie di tutte le 47 donne che sono state segnalate tra dicembre 2015 e gennaio 2016. Il volume, che racchiuderà le biografie e, laddove possibile, le foto delle donne menzionate, sarà un lavoro collettivo. I profili e le storie saranno scritte da studiose e socie dell’OdG che già durante la nostra iniziativa hanno partecipato con grande entusiasmo, aiutandoci nell’opera di condivisione e di promozione sui social network.

 

L’edizione del volume sarà finanziata con un crowdfunding autonomo, gestito dall’Osservatorio di Genere, ovvero un sistema di microfinanziamento dal basso. Grazie al contributo di chi vorrà sostenere l’iniziativa, sarà possibile realizzarla.

 

Adotteremo un sistema di crowdfunding che prevede per gli investitori una ricompensa commisurata al contributo che vorrà donare. Abbiamo pensato a quattro soglie di contributo, accessibili a tutte le possibilità:

 

– 3 euro : verrai ringraziato nella pagina facebook e nel canale twitter dell’osservatorio di genere e nella pagina facebook de #leviedelledonnemarchigiane, oltre che nel sito www.osservatoriodigenere.com alla fine della raccolta

– 5 euro: alla ricompensa già indicata alla soglia dei 3 euro, si aggiungono i ringraziamenti all’interno della pubblicazione.

– 10 euro : ringraziamenti su sito e social network + 1 copia del libro

– Da 20 euro in su: ringraziamenti + copia del libro + tessera annuale dell’Osservatorio di Genere

La raccolta fondi, che partirà l’8 marzo, si protrarrà fino al 30 giugno 2016, dopo di che, cominceranno i lavori di stesura del libro.

 

Come donare:

– bonifico intestato a: Osservatorio di Genere Banca Prossima, IBAN: IT55 G033 5901 6001 0000 0017 941

BIC: BCITITMX

– Paypal: odg@osservatoriodigenere.com o attraverso il modulo presente nel riquadro qui in alto a destra, se ci si connette da pc o notebook o in fondo alla pagina, se ci si connette con smartphone o altro dispositivo mobile, cliccando sul pulsante giallo “donazione”

– Direttamente ad una delle responsabili dell’Osservatorio di Genere

per contatti: info@osservatoriodigenere.com

 

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Ricordiamo a chi donerà dai 10€ in su con bonifico o paypal che è necessario comunicare i propri dati per ricevere poi la copia omaggio del libro: info@osservatoriodigenere.com

 

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E’ possibile seguire gli sviluppi dell’iniziatia anche nell’apposita pagina facebook: Le vie delle donne marchigiane

Articolo tratto dal sito www.osservatoridigenere.com

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